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Life

La verità sul post-laurea: burrone o rampa di lancio?

Hai letto il titolo di quest’articolo ed hai iniziato a leggere sperando di poter trovare la soluzione alla crisi che ti affligge dal giorno dopo la festa di laurea?

Non sono certo di poter trovare un giusta soluzione o risposta che calzi su tutti come i pronostici astrali del magico Paolo Fox, ma ci proverò lo stesso, sperando solo di non peggiorare le cose!

Moltissimi fortunati neodottori lasciano l’università, la mamma e la famiglia con le idee già abbastanza chiare su cosa vogliono dalla vita. Dalla città in cui scelgono di vivere, alla scelta del lavoro, a volte poco ragionata, scontata e trovata solo per “apparare”,  finendo diretti all’età in cui vogliono metter su famiglia.

Metter su famiglia, si! Hai letto bene. Questa espressione che, forse, ultimamente hai sentito nella tua comitiva e che alla lontana inizia ad avere un significato diverso rispetto a quello che poteva sembrarti qualche anno fa. Quindi, se appartenete a questa categoria questo articolo non fa al caso vostro, ma se avete 5 minuti leggetelo lo stesso…chissà che non riesca a farvi cambiare idea.

La generazione dei neolaureati di oggi è molto sfortunata e decisamente più problematica rispetto a quelle passate. Viviamo un’epoca di tremenda competizione in ambito lavorativo che, da una parte, è sicuramente una delle chiavi del progresso, ma forse dovremmo anche chiederci quali siano gli effetti sulla vita personale e sullo stress psicologico a cui siamo sottoposti soprattutto noi giovani che c’affacciamo nel mondo del lavoro. Abbiamo l’ansia del dover “riuscire”, di essere i migliori nel nostro campo, ce l’ha inculcato la società in cui viviamo. Il tutto viene indicibilmente peggiorato dal fatto che al giorno d’oggi l’informazione è asfissiante: in ogni momento vengono condivisi post sui social in cui le persone sbandierano i propri successi lavorativi, i loro momenti felici (ovviamente mai quelli tristi) e tu senti il dovere di pareggiare se non superare! Ognuno ha la propria vetrina perfetta, è come se la competizione si estendesse a tutta la vita e non solo al lavoro! E special guest signori e signore è l’amore: oramai i veri amori sono quelli social, ma di quello meglio non parlare.

E pensare che la maggior parte di noi è su Facebook dal 2008, quindi 18 anni di vita pura (mi piace chiamarla così) per fortuna li abbiamo avuti… non oso immaginare i poveri millennials con quante problematiche psicologiche si confrontano ogni giorno.

(Il discorso sarebbe un più lungo e complesso, per questo manteniamoci solo nell’ambito lavorativo.)

Andarsene dalla propria città? Rimanere? Stage lavorativo? Master? Iniziare subito a lavorare?Italia? Esperienza all’estero? Queste sono le domande che ti affliggono.

Una certezza è che oramai tutti s’iscrivono a corsi e master post-laurea; a parte il fatto che si è creato un vero e proprio business attorno alla questione, il non avere competenze specifiche al giorno d’oggi è obiettivamente avere qualcosa in meno.

Inizi a vedere i primi giovani che si candidano in politica nella tua città, a disegnare i propri percorsi professionali, alcuni vanno via, altri restano, si iniziano a prendere delle scelte.

Scelta. Una parola fondamentale per continuare il tuo di disegno.

Se volete farvi una cultura sulle scelte vi consiglio questo video, spoiler: non vi dirà come scegliere, al massimo vi incasinerà di più.

Non mi sento di poter dire obiettivamente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato in questo momento della vita, principalmente perchè ogni persona ha una sua storia, anche perchè con ogni scelta si guadagna qualcosa e si perde qualcos’altro.

Rimani nella tua città?

Mantieni il tepore familiare, godi della famiglia, sei vicino ai tuoi cari ed agli amici di sempre, hai più sicurezze. C’è poca foschia e la strada è abbastanza diritta. Non significa avere una vita più facile, però sicuramente il futuro è più prevedibile ed in un certo senso gestibile.

Anche in questo caso si può andare fuori strada: infatti se sei arrivato a leggere fin qui e con l’esempio delle ultime due righe non hai trovato un senso d’identificazione, è forse perchè pensavi per te qualcosa di diverso?

Accontentarsi di una strada più “sicura” può rivelarsi nel tempo la scelta sbagliata e può portarti a vivere una vita segnata da rimpianti? Poi c’è sempre chi coi rimpianti ci convive ed è tutto ok no?!

Andarsene dalla propria città?

È difficile, credo che quasi nessuno lo riesca a fare a cuor leggero, ma è anche un dato oggettivo che oramai sempre più persone cambiano città per lavorare. È divenuta una cosa quasi normale. C’è da dire che nel 2016 il mondo grazie a tutti i mezzi di trasporto che ci sono e grazie al fenomeno sempre più ingombrante della globalizzazione, sia davvero diventato più piccolo.

Partiamo anche qui dalle note positive:

Se hai preso questa scelta da solo senza nessun tipo di costrizione allora probabilmente sei una persona in cerca di stimoli e in questa situazione potresti trovarti bene e rendere forse anche di più.

Inizi a diventare autosufficiente.

Quando cambi ambiente ti metti in gioco e scopri te stesso. Per forza di cose conosci tante nuove persone e la tua capacità di socializzazione migliora, per sempre.

Insomma ce ne sono di note positive.

Di negativo sicuramente c’è che se sei uno a cui piace pianificare tutto per filo e per segno devi capire che questa è una strada più insicura, cambi ambiente, all’inizio poche amicizie se non zero, lingua diversa (positivo o negativo?), sei lontano dalla famiglia.

La situazione cambia se sei costretto ad andar via perchè di lavoro nella tua città non c’è. Qui potresti avere un’attitudine psicologica al cambio negativa e vivere tutto male, o magari potresti ritrovarti ad aver fatto casualmente la scelta giusta. Magari t’innamori.

Italia o Estero?

Troppo personale come scelta per poterla commentare. L’unica cosa che mi sento di dire è che le esperienze internazionali sono sempre più richieste nei curriculum ed avere un respiro internazionale sarà sempre più utile se non necessario anche per trovare un buon posto di lavoro nel proprio Paese d’origine.

In fin dei conti, se non sei proprio con le spalle al muro puoi sempre tornare indietro no? A che serve sennò che siamo giovani?

Rileggendo l’articolo fin qui, traspare quello che infondo penso, e cioè che un’esperienza estera sia importante al giorno d’oggi per vivere la propria vita al passo coi tempi. Soprattutto perchè è un banco di prova fondamentale per capirsi.

Il ragionamento è facile: se siamo stati solo in un luogo non potremo mai capire se è quello giusto per noi a 360º.

Poi ognuno è fatto in un modo ed ha una visione di sé e del mondo.

Per i più confusi un ultimo consiglio: forse in fondo la chiave è cercare in se stessi, immaginarsi tra 15 anni e fotografare nella propria mente la primissima immagine che ci è comparsa.

 

Di Teodoro Chiancone

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