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Innovazione, Social Media, Start Up

I Big Data nello sport: cosa riserva il futuro?

 

Un mercato di 17 miliardi di dollari nel 2015, quello dei Big Data, all’interno del quale si stanno affacciando sempre più grandi fornitori IT e startup. L’intuito, l’esperienza e le conoscenze del singolo individuo, col passare del tempo, lasceranno sempre più spazio alla ratio delle nuove tecnologie e dei nuovi metodi analitici che, fungendo da finestra sul mondo, avranno il compito di estrapolare e rielaborare informazioni utili da quella grande mole di dati che scaturisce dalle nostre scelte e dalle nostre azioni. Ognuno di noi è parte integrante del grande gioco.

Attraverso i dati di navigazione e l’acquisto di beni o servizi in un determinato lasso di tempo relativi ad un consumatore, un’impresa può suggerire a quest’ultimo i prodotti o i servizi più adatti ai suoi scopi o semplicemente quelli che, sollecitando la sua fantasia, lo spingerebbero a comprare impulsivamente; un ulteriore esempio, per comprendere la vastità del campo di applicazione dei Big Data, potrebbe essere dato dalla possibilità per le forze dell’ordine di dispiegarsi in maniera proporzionale nelle diverse zone di una città in relazione alla probabilità in cui si verificano reati in ognuna di esse.

Facile dedurre, dunque, che essi non riguardino solo il settore IT, ma siano oggetto rilevante dei più svariati mercati: dalla medicina al gaming, dalla finanza all’automobile, dal commercio allo sport. La loro applicazione nell’ultimo ambito citato, non a caso, sarà oggetto del presente articolo.

 

big data

 

 

 

 

 

 

 

Quali sono, quindi, i cambiamenti ed i miglioramenti che questi potrebbero apportare allo sport?

In primis è da annotare un sicuro miglioramento nelle prestazioni degli atleti: dal basket al calcio, dal tennis al rugby, gli sportivi ed i loro coach potranno avere a disposizione delle tecnologie che, registrando tutte le azioni, i movimenti e le tattiche, permetteranno di fornire un inimmaginabile quantitativo di dati su cui lavorare (km percorsi, passaggi sbagliati, aree di campo maggiormente coperte, numero di top spin e slice eseguito). In secondo luogo, i Big Data potrebbero essere applicati nel mercato dei bookmakers. Paddypower, ad esempio, è stata la prima ad utilizzarli per formulare le quote relative ai singoli eventi sportivi. Gli algoritmi, in questo caso, fanno leva non solo su dati statistici, ma anche sull’elaborazione in tempo reale di dati inerenti agli infortuni, alle squalifiche o alla maggiore o minore propensione offensiva di un team, nonché al “sentiment” proveniente dal web. Fortunatamente, o almeno ce lo auguriamo, continuerà a permanere quella componente di umanità che, rendendo un po’tutti gli sport imprevedibili, ci permette di amarli.

Cerchiamo, ora, di fornire qualche valida dimostrazione di software e piattaforme utilizzati in quest’ambito, per chiarirci maggiormente le idee.

Zoko, ad esempio, è un software innovativo che permette la condivisione di clip video, analisi e statistiche delle partite. Con Zoko, inoltre, è possibile interagire generando schede utili per la preparazione atletica e le scelte di gioco. Nato per il rugby, si accinge ad affacciarsi anche ad altri sport.

Smartspeed, invece, è un sistema utilizzato per valutare la performance (velocità, resistenza, tempi di reazione e processi decisionali) in tutti gli sport di terra. Offre numerosi vantaggi, quali: registrazione automatica dei dati, cronometraggio accurato e affidabile al centesimo di secondo, memoria di salvataggio dati illimitata.

Interessante, inoltre, è anche BTS G-SPORT: un sensore che viene posizionato in vita tramite un’apposita cintura e che, alla fine degli esercizi, permette di riportare numerosi parametri ed indici, tra cui il tempo di volo, l’altezza del salto, la forza propulsiva e la forza di impatto, l’indice di elasticità e l’indice di coordinazione. Molto utile per la pallavolo.

Arriviamo, infine, a Tag.bio, di cui qualcuno di voi avrà sicuramente sentito parlare. Tag.bio è una startup analitica sviluppata da due ex calciatori dilettanti di San Francisco, Jesse Paquette e Tom Covington, e finanziata inizialmente con 250mila dollari da James Pallotta. Vi dice qualcosa?

Che ci sia lo zampino di Luciano Spalletti dietro la ripresa dell’ A.S. Roma è indiscutibile, ma un software che permette di raccogliere ed analizzare dati relativi ai più ripetuti movimenti o alle più ricorrenti scelte degli avversari ha sicuramente dato il suo contributo.

Per concludere, restando in tema calcio, ci verrebbe da chiederci se ci sia stata una squadra, prima della Roma e di tutte le altre, ad aver utilizzato la tecnologia dei Big Data in fase di allenamento…

 

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Insomma, le abitudini e le regole al tavolo sono cambiate. Non ce ne vogliano i nostalgici, quelli della corsa di Carletto Mazzone sotto la curva bergamasca o del 5-5-5 di Oronzo Canà, ma oggi (ahinoi?) abbiamo la Goal line technology e Nadal gioca con dei sensori sulla racchetta che gli permettono di registrare una serie infinita di dati sulla partita disputata.

La tecnologia al servizio dello sport è in continua evoluzione ed i Big Data rappresenteranno la fetta più grande della torta.

 

 

 

 

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GianMarco Forte
Laureando in economia aziendale, intento a scoprire i meandri più nascosti di questo mondo dell’ innovazione. Nella prossima vita accontenterò mia madre e proverò a fare il medico.

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